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11 Settembre 2001

Gli obiettivi

  

La prima domanda rimbalzata via etere che ha riempito le bocche di tutta la popolazione del globo é stata “come,come hanno potuto riuscirci?”. Domanda lecita, dato che nell’immaginario collettivo dell’uomo comune il pentagono é sinonimo di sicurezza, inattaccabilità, fierezza di un esercito, quello americano, ritenuto imbattibile, vanto di un sistema di sicurezza dello stato, i servizi segreti dell’esercito, che insieme alla CIA rappresentano l’organizzazione d’intelligence, insieme a quella israeliana forse più sviluppata al mondo.

Come hanno potuto fallire consentendo un massacro di tale entità?

La risposta é da ricercare nella metodologia degli attentati, che hanno preso in contropiede proprio per la semplicità della tecnologia utilizzata, di fronte alla quale l’America si é ritrovata indifesa, ed inerme contro un nemico fondamentalmente invisibile.

La tragedia americana pone molti interrogativi  sulle modalità nonché sulla scelta degli obiettivi terroristici. Di primo acchito una valutazione semplicistica della tragedia potrebbe dare l’illusione di una barbarie senza costrutto, tesa all’eliminazione del maggior numero possibile di cittadini americani, in nome della famigerata jihad islamica. Successivamente il cerchio delle probabilità é andato stringendosi sulla figura di Bin Laden, il magnate a capo dell’organizzazione dei taliban, gli “studenti del corano” afgani.

Alla carneficina fine a sé stessa più accreditabile risulta una seconda ipotesi, quella dell’atto di forza in nome dell’islam per mettere in ginocchio la nazione a stelle e strisce, colpire i simboli del potere occidentale. Nel mirino dei terroristi l’icona del potere politico e militare:

- il campidoglio, sede del parlamento americano;

- la casa bianca e l’air force one, attentato diretto al rappresentante per eccellenza di un popolo legato indissolubilmente alla figura del suo presidente, stavolta non amato da tutta l’opinione pubblica come avvenne per i suoi predecessori, ma pur sempre, come nella Francia di Luigi XIV, il rappresentante di Dio in terra;

- il pentagono, solo poche centinaia di metri al di là del fiume Potomac che lo divide dalla residenza presidenziale, sede del potere logistico di una nazione orgogliosa, troppo orgogliosa della sua forza bellica;

- per finire il World trade center, il centro cuore dell’economia, il fulcro su cui gravita il sistema capitalisti.

É così che si estirpano dall’indole degli uomini, dal cuore come dalla mente,  i baluardi dell’appartenenza patriottica, i simboli di un  nazionalismo forse all’eccesso, il morale di persone che da un giorno ad un altro vengono privati degli unici elementi di certezza della vita, anche se quest’unica certezza non é altro che un palazzo antiestetico, costruito nella delirante presunzione di un uomo, Nelson Rockfeller, di  elevare l’esistenza al cielo, in piedi ancora dopo trent’anni a rappresentare la follia di un mondo troppo lontano per essere sopportato e concepito dall’uomo del corano.

 

 

                                                                                  Andrea Graziano

 

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